AI Pensata, quando la scuola sceglie di non avere paura
Al Liceo Volterra di Ciampino va in scena un pomeriggio che cambia il modo di pensare all’intelligenza artificiale a scuola. Non un divieto. Non un tutorial. Una conversazione vera, tra adulti e ragazzi, su cosa significa imparare nell’era dell’IA.
C’è un momento, giovedì 28 maggio, in cui l’auditorium del Liceo Scientifico “Vito Volterra” di Ciampino smette di essere una sala conferenze e diventa qualcosa di più raro: un posto dove le domande contano più delle risposte.
In prima fila siedono i ragazzi. Attenti, curiosi, con i telefoni in tasca. Fuori, il futuro su cui si discute è già il loro presente.
L’evento si chiama “AI Pensata – L’intelligenza artificiale a scuola” ed è aperto a docenti, genitori e studenti, con il patrocinio della Città di Ciampino. Ma il vero protagonista della serata è un’idea semplice e rivoluzionaria insieme: l’intelligenza artificiale si può — si deve — insegnare. Non come strumento da vietare, e non come gadget da usare alla cieca. Come territorio da esplorare con metodo, spirito critico e responsabilità.
Apre l’evento la dirigente scolastica Emilia D’Aponte, che porta il benvenuto dell’istituto e introduce i relatori della serata. A lei si affiancano le voci delle istituzioni locali. La sindaca di Ciampino Emanuela Colella porta il saluto dell’amministrazione comunale con parole che inquadrano subito la posta in gioco: “Oggi assistiamo a un momento estremamente formativo. È fondamentale conoscere l’intelligenza artificiale come strumento di supporto, imparando a distinguere i canali e gli strumenti realmente affidabili. Come amministrazione siamo orgogliosi di patrocinare questa iniziativa, perché contribuisce a preparare i giovani a un futuro che è già realtà.” L’assessora alla Pubblica Istruzione Maria Maldini riconosce al Volterra il merito di aver anticipato i tempi, ricordando come la didattica a distanza fosse già attiva nei primi giorni dell’emergenza Covid. E richiama un riferimento inaspettato ma significativo: l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità collettiva. “Si tratta di un tema che riguarda direttamente i nostri studenti e il loro futuro”, sottolinea. A chiudere i saluti istituzionali è la presidentessa del Consiglio d’Istituto, sig.ra Cianfrini, che descrive con franchezza il ruolo delle famiglie in questa transizione: “Noi proviamo a essere un fronte impegnato al fianco dei docenti e dei ragazzi, ma siamo — ahimè — l’anello debole della catena. Oggi è un momento di snodo. È una sfida profonda, un cambiamento pervasivo nel futuro dei nostri figli. Aiutatemi a diffondere questa prospettiva.“
Una scuola che non si nasconde, e guarda oltre le proprie aule
Ad avviare l’incontro è la dirigente scolastica Emilia D’Aponte, che da subito mette le carte in tavola. “Da qualche anni i docenti si sono trovati tra le mani testi meravigliosi, scritti benissimo, corretti. Ma che non producevano apprendimento.” Il problema, spiega, non è il plagio in sé. È qualcosa di più profondo: la delega cognitiva. Quando uno studente usa l’IA come scorciatoia, non risparmia solo fatica — perde l’occasione di pensare.
La risposta del Volterra non è il divieto. È un Piano AI strutturato in cinque ambiti operativi, approvato dagli organi collegiali e costruito nel rispetto dell’AI Act europeo. L’obiettivo dichiarato è formare “architetti del futuro”: ragazze e ragazzi capaci di interrogare la macchina, valutarne le risposte, correggerla quando sbaglia.
“Cerchiamo di passare dal no al come” dice D’Aponte. Una frase che sintetizza un anno intero di lavoro.
Ma la visione del Volterra non si ferma alle proprie aule. L’istituto ha ottenuto un finanziamento europeo nell’ambito del PNRR — Next Generation EU — per diventare snodo territoriale per la transizione digitale e l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole del territorio. Un riconoscimento che trasforma il liceo di Ciampino da scuola che sperimenta a punto di riferimento per la formazione dei docenti del primo e del secondo ciclo dell’intera area.
Il progetto, chiamato “Volterra AI-Master Hub“, coinvolgerà 325 persone tra docenti, dirigenti e personale amministrativo, con 6 percorsi di formazione pensati per ruoli diversi — dai docenti formatori che guideranno i colleghi, ai dirigenti scolastici, fino al personale di segreteria — e 25 laboratori pratici in presenza, ciascuno della durata di 7 ore, dove si imparerà facendo: creare contenuti, riconoscere i deepfake, usare l’IA come strumento di ricerca consapevole. Il percorso si svolge da maggio a dicembre 2026.
“L’obiettivo non è formare studenti che competano con l’IA — sarà sempre più veloce” spiega D’Aponte. “Ma studenti, e ora anche docenti, che sappiano interrogarla, valutarla e correggerla.“
La piattaforma sicura
La prof.ssa Francesca Sabatini, animatrice digitale dell’istituto, illustra l’infrastruttura che sostiene tutto questo: Google Workspace for Education, piattaforma certificata per le scuole italiane, con i dati degli studenti su server europei, senza pubblicità e senza che i contenuti prodotti dai ragazzi vengano usati per addestrare i modelli di IA.
“La scuola controlla tutto: è l’istituto — non Google — a decidere chi accede, cosa si può fare e cosa no.” Gli strumenti AI autorizzati sono solo due: Gemini Education, con filtri scolastici attivi, e NotebookLM, che risponde esclusivamente sui documenti caricati dal docente, azzerando quasi del tutto il rischio di “allucinazioni”.
Sabatini presenta anche il Curricolo di Cittadinanza Digitale, allineato al framework europeo DigComp 3.0. Le domande guida che propone ai presenti sono quelle che ogni studente dovrebbe imparare a farsi: “L’IA mi rende più libero o più dipendente? Mi aiuta a capire meglio o solo più velocemente?“
Dentro la macchina
La parte tecnologica è affidata ai prof. Massimo Pescatori e Angela Gargiulo, docenti di informatica. Con linguaggio accessibile e metafore concrete, guidano il pubblico dentro il funzionamento dei Large Language Model: modelli addestrati su miliardi di testi, che calcolano statisticamente quale parola ha più probabilità di seguire un’altra. “L’IA non capisce il significato di ciò che scrive” spiega Gargiulo. “È una formidabile calcolatrice statistica di parole.” Un chiarimento essenziale, per non confondere la fluidità dell’output con la profondità del pensiero.
Pescatori evidenzia uno dei limiti principali: la tendenza a confondere correlazione e causa-effetto. Un limite che non riguarda solo le macchine. “La risposta è una sola: allenare lo spirito critico.“
Il cervello che impara
La chiusura scientifica spetta alla prof.ssa Chiara Carosi, docente di scienze naturali, che porta in sala la prospettiva delle neuroscienze. La sua domanda — “Chi pensa per i nostri figli?” — risuona nell’auditorium.
Carosi richiama la teoria dei due sistemi di Daniel Kahneman: il Sistema 1, intuitivo e veloce; il Sistema 2, lento e faticoso, dove avviene l’apprendimento profondo. Quando l’IA fornisce risposte immediate, il cervello attiva un meccanismo di risparmio energetico: “Perché faticare se la macchina ha già la risposta?” Il Sistema 2 si spegne. E con lui, si spegne l’apprendimento stesso.
Ma c’è anche una buona notizia: se usata come “sparring partner” — non come oracolo, ma come interlocutore critico — l’IA può diventare uno strumento potente per allenare il pensiero. “Non basta insegnare ai ragazzi come usarla. È necessario insegnare loro quando fidarsi, quando verificare.“
I ragazzi prendono parola
Il momento più atteso è l’ultimo. Sei studenti delle classi 3SA e 4SE salgono sul palco e raccontano la loro esperienza con “Socrate Mentor”: un tutor socratico costruito su una Gem di Google Gemini che non dà risposte, ma fa domande. Ispirato alla maieutica di Socrate — l’arte di far partorire le idee — lo strumento è stato progettato dagli stessi studenti, che ne hanno scritto le istruzioni e ne hanno testato i limiti.
“Non stiamo insegnando a usare l’IA,” recitava la slide conclusiva. “Stiamo insegnando a pensare — con l’IA come specchio.”
I ragazzi concludono affermando che: “Se siamo disposti ad arrivare attraverso il ragionamento alla risposta corretta — senza volerla subito ricevere — allora il Socrate Mentor sarà il miglior compagno di studio che tu possa avere“.
Una bussola, non un oracolo
Quello che è rimasto nell’aria del Volterra, alla fine di un pomeriggio denso e partecipato, non è una risposta definitiva su cosa fare con l’intelligenza artificiale. È qualcosa di più prezioso: la consapevolezza che la bussola del futuro non è la macchina che risponde, ma la mente che sa fare le domande giuste.
La scuola, quando funziona così, è ancora il posto più importante del mondo.
